6 MOTIVI PER CUI I PRO TIRANO PIÙ LUNGO

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Osservando le statistiche che riguardano le distanze raggiunte dai giocatori sui Tour professionistici è evidente come nel corso degli anni vi sia un costante incremento. I professionisti tirano più forte, sempre più forte. 

Alcuni esperti tra gli addetti ai lavori puntano il dito sulle palline troppo performanti, tanto che Usga e R&A da anni stanno valutando la possibilità di ridurne la distanza. Altri, invece, attribuiscono questo incremento di distanza ai driver sempre più performanti. 

Non c'è alcun dubbio che i bastoni e le palline aiutino i giocatori a fare sempre più distanza, ma in realtà i motivi per cui i giocatori raggiungono distanze sempre maggiori sono diversi. Analizziamole insieme.

1 La preparazione fisica

Fino alla fine degli anni 90 i giocatori che si allenavano in palestra erano delle mosche bianche, oggi lo sono quelli che non ci vanno. La quasi totalità dei giocatori del Tour lavora in palestra in modo costante, anche durante i tornei, e lo fa seguendo un programma di allenamento specifico e con l'aiuto di preparatori fisici estremamente competenti. Insomma, i golfisti professionisti oggi sono dei veri atleti, e questo si riflette nella loro capacità di sviluppare velocità della testa del bastone.

2 Le dimensioni delle teste

Se prendete un driver attuale e uno degli anni 80 potete verificare con i vostri occhi quanto la testa dei nuovi driver sia incredibilmente cresciuta di dimensioni. Il driver degli anni 80/90, a confronto, sembra un attuale legno 5. La pallina, invece, è rimasta delle stesse dimensioni. Trenta anni fa, quando si tirava un driver, si doveva prestare la massima attenzione a colpire il centro della faccia, poichè un impatto appena fuori centro ci condannava a lunghe ricerche in mezzo ai boschi. Oggi i giocatori possono eseguire swing al massimo della loro potenza, potendo contare su dimensioni genrose e una superiore tolleranza del bastone nel caso di colpi imprecisi.

3 I launch monitor

Fino ai primi anni 2000 non esisteva alcuno strumento in grado di analizzare l'impatto e il volo della palla. Quando si acquistava un nuovo driver lo si provava direttamente in campo, e la valutazione della traiettoria si faceva ad occhio. Oggi i giocatori possono testare varie combinazioni di teste e shaft utilizzando launch monitor con tecnologia radar o ottica, e questi strumenti restituiscono informazioni precise garantendo al giocatore di utilizzare il bastone più giusto per il proprio swing. 

4 Course management

Cosa c'entra la strategia di gioco nelle distanze col tee shot? Ve lo spiego subito.

Prima dell'avvento delle mappette e delle app per la gestione delle statistiche, i giocatori dovevano affidarsi esclusivamente alla loro esperienza e al loro istinto. Nelle buche più strette o delicate il giocatore doveva decidere se giocare un ferro o un legno 3 dal battitore, oppure giocare il driver. Ma la scelta era spesso presa sul momento, e tante volte si finiva per tirare il colpo col dubbio di aver scelto il bastone e la strategia sbagliata. Difficile, in quei casi, tirare il colpo a bomba. 

Oggi i giocatori scendono in campo con una strategia di gioco ben precisa e stabilita. Sanno con buona precisione quale bastone dovranno giocare ad ogni buca a seconda della posizione della bandiera e del vento, e quando tirano il driver, lo fanno con cognizione di causa e sicuri di poterlo (o doverlo) tirare a tutta potenza. 

5 La preparazione dei percorsi

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Molti percorsi che ospitano i tornei professionistici ogni anno vengono allungati per mantenersi adeguati ai giocatori sempre più potenti, e di conseguenza i giocatori cercano di diventare sempre più potenti per restare competitivi per via dei percorsi sempre più lunghi. Inoltre, spesso i campi vengono preparati con green molto duri, appare quindi molto vantaggioso tirare la palla molto lontano con il driver potendo contare su un ferro molto aperto per effettuare l'approccio al green. 

6 Metodologia d'insegnamento

Negli anni 80 la maggior parte dei maestri educava i giovani allievi ad eseguire uno swing composto e controllato. Niente overswing, testa e piedi fermi e soprattutto poco allenamento con il driver, che essendo in legno, era ficilmente soggetto a rottura e andava perciò utilizzato con parsimonia. La regola era: "meglio corto e dritto che lungo e storto".

Da una decina di anni lo scenario è completamente cambiato: la maggior parte dei maestri e biomeccanici sostengono che i giovani devono prima imparare a sviluppare la massima velocità, e successivamente a tirare dritto. Gli allenamenti con i giovani sono subito orientati a sfruttare le forze verticali (altro che piedi fermi) e una importante ampiezza dello swing. Oggi non è raro trovare qualche ragazzino di 13/14 anni colpire il driver oltre i 250 metri, e i giovani professionisti dei circuiti minori raggiungono tutti facilmente i 300 metri di distanza totale. 

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